Tutto a posto, più o meno.
- deborahstacchini
- 8 ago
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 2 ore fa
«Non fa niente.»
Due parole apparentemente innocenti che, a volte, fanno più danni di un uragano in Florida.
Ma cosa succede dentro di te proprio mentre le dici?
Tutto a posto. Non fa niente.
E se invece… qualcosa ci fo?

«Dove vuoi andare a cena?»
Per me è uguale, decidi tu.
«Ti dà fastidio se esco con gli amici?»
Ma no, figurati.
«Ma cos’hai? Sei stanca?»
No no, tutto bene.
«Ti va di andare a trovare mia mamma?»
Certo.
E intanto il corpo, che evidentemente non ha ricevuto il copione, potrebbe raccontare tutt’altra storia.
Un sospiro.
Le spalle che si irrigidiscono.
Quella stanchezza che arriva senza averla invitata.
A volte si presenta come un nodo allo stomaco o la testa che gira come un tormentone estivo.
Noi, però, continuiamo con la parte assegnata.
Poi magari, senza un apparente perché, ci innervosiamo per una sciocchezza e chi ci sta davanti ci guarda come se fossimo appena sbarcati da Marte.
Ma forse quella sciocchezza è solo l’ultima goccia in un vaso già incrinato e rattoppato più volte.
Magari anche con qualche filo d’oro, perché nel frattempo siamo diventati bravissimi ad aggiustare, adattare, tenere insieme.
Solo che anche il vaso più bello, se continui a riempirlo, prima o poi trabocca.
E allora no, forse non era davvero quella sciocchezza.
Prima c’era qualcosa che sentivamo e che non siamo riusciti a dire.
Un bisogno.
Un fastidio.
Un desiderio.
Un no rimasto a metà.
E lì, quasi senza accorgercene, il contatto con l’altro si inceppa: quello che sentiamo dentro e quello che mostriamo fuori non coincidono più.
Noi magari pensiamo:
Possibile che non capisca?
L’altro, però, non ha avuto la possibilità di capire.
Perché quel «no» non l’ha sentito.
Quel fastidio non l’abbiamo espresso.
Quel bisogno è rimasto dentro di noi.
E così può succedere qualcosa di curioso: vorremmo essere compresi senza esserci davvero mostrati.
Eppure procediamo.
Tutto a posto. Più o meno.
Non è questione di smettere di essere disponibili, gentili o accomodanti.
E nemmeno di trasformare ogni «come vuoi tu» in una crisi esistenziale o in una lotta nell' arena dei gladiatori.
È qualcosa di molto più semplice:
accorgersi.
Accorgersi di quello che sta succedendo proprio lì, in quel momento.
Di quel piccolo istante in cui senti una cosa e, quasi immancabilmente, ne dici un’altra.
Di quel sì che aveva una vaga forma di no, ma il no si è bloccato da qualche parte mentre stava per uscire dalla bocca, ma che poi resta dentro e si ripropone , quando meno te l aspetti, come qualcosa di indigesto .
Di quel «non importa»… quando invece importava.
Eccome se importava.
A forza di adattarci possiamo diventare bravissimi ad andare al minimo, anche quando sotto il cofano abbiamo il motore di una macchina da corsa.
Continuiamo a funzionare.
Ma funzionare e sentirsi vivi non sono proprio la stessa cosa.
La prossima volta che ti scappa un «non fa niente», non devi correggerti, analizzarti o trovare subito una spiegazione.
Solo una piccola verifica:
«Davvero?»
E resta lì un momento.
Senti cosa succede dentro di te, prima che arrivi la risposta automatica.
Non cercare subito una risposta.
Accorgiti.
A volte basta questo per iniziare a sentire qualcosa che, fino a un attimo prima, stavamo già mettendo a tacere.
Ci SEN…TIAMO ♡
Deborah
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